Nuove scadenze e semplificazioni normative per facilitare la transizione delle PMI chiamate ad essere sempre maggiormente trasparenti e responsabili non solo nei confronti dell’ambiente, ma anche della società e degli stakeholder.
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata ufficialmente in vigore il 5 gennaio 2023 e recepita in Italia a settembre 2024 con il D.Lgs n°125, è una delle iniziative chiave dell’Unione Europea in materia di trasparenza e responsabilità delle aziende nei confronti dell’ambiente, della società e della governance (ESG). Di fatto amplia e aggiorna la precedente direttiva sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD – Non Financial Reporting Directive), segnando un passo importante verso una maggiore sostenibilità aziendale e una gestione più consapevole degli impatti economici, sociali e ambientali.
A partire dal 2024, le imprese che soddisfano determinati criteri di dimensione e impatto (ad esempio, quelle con oltre 250 dipendenti, un fatturato di almeno 40 milioni di euro o un bilancio di 20 milioni di euro) hanno l’obbligo di presentare informazioni più dettagliate e strutturate su come affrontano le sfide ambientali, sociali e di governance e l’obiettivo principale della CSRD è quello di rendere queste informazioni più coerenti, comparabili e accessibili.
Mentre la precedente normativa, infatti, richiedeva alle aziende di fornire informazioni ESG in modo generico, la CSRD obbliga a un reporting dettagliato in linea con gli standard internazionali: le imprese sono tenute a rendicontare non solo i risultati in termini di sostenibilità, ma anche le strategie adottate per raggiungere determinati obiettivi, i rischi a lungo termine e gli impatti sul loro modello di business, rendendo in questo modo la sostenibilità una parte integrata della gestione aziendale.
Uno degli aspetti maggiormente significativi della CSRD è la digitalizzazione: tutte le informazioni ESG devono essere presentate in formato elettronico, compatibile con un sistema di reporting digitale europeo, che facilità così l’accesso e l’elaborazione dei dati, migliora la trasparenza, e garantisce che le informazioni possano essere facilmente confrontate tra diverse aziende e settori, aumentando la fiducia degli investitori e dei consumatori. Inoltre, l’adozione di standard comuni e l’obbligo di verificare le informazioni da parte di revisori indipendenti aiutano a ridurre il rischio di “greenwashing”.
Per adeguarsi alla direttiva, le cui implicazioni non si limitano solo al reporting, le Imprese sono chiamate quindi a mettere la sostenibilità al centro delle loro operazioni, rivedendo e migliorando le strategie aziendali per affrontare le sfide ESG, con una maggiore consapevolezza che il loro futuro è sempre più legato alla capacità di essere sostenibili, responsabili e trasparenti, non solo nei confronti dell’ambiente, ma anche della società e degli stakeholder.
Per queste imprese, la direttiva rappresenta una sfida, poiché molte non sono ancora strutturate per raccogliere e comunicare dati ESG. Tuttavia, per le PMI, adattarsi a questa nuova realtà rappresenta anche un’opportunità di crescita e differenziazione. Le aziende che riusciranno a incorporare pratiche sostenibili nel loro modello operativo saranno probabilmente più resilienti e competitive nel lungo periodo.
Un importate elemento di novità è rappresentato dal c.d. “Pacchetto Omnibus” del febbraio 2025 con il quale la Commissione Europea ha approvato un pacchetto di misure per semplificare alcune normative, rendendo più agile e meno gravoso il percorso verso la sostenibilità per le aziende europee. Il pacchetto è stato ufficializzato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’UE della Direttiva (UE) 2025/794.
Ma come cambierà la normativa CSRD dopo l’emanazione del Pacchetto Omnibus?
La modifica più rilevante riguarderà l’innalzamento del limite dimensionale prevedendo che solo le imprese con almeno 1.000 dipendenti siano soggette agli obblighi di rendicontazione, ed escludendo così molte PMI che prima rientravano nei requisiti della CSRD.
Di conseguenza, circa l’80% delle aziende italiane sarà esonerato dagli obblighi di reporting.
Altro importante cambiamento riguarderà la rimozione degli standard settoriali per la rendicontazione: se in passato c’era l’obbligo di seguire regole specifiche a seconda del settore di appartenenza, ora la normativa verrà applicata in maniera maggiormente uniforme. In questo contesto la gestione per le aziende risulterà più semplice, riducendo anche il rischio di sovrapposizione o conflitti normativi.
Inoltre, il posticipo al 2028 degli obblighi di rendicontazione per le grandi aziende e le PMI quotate, permetterà alle imprese di adattarsi alla nuova normativa. Le aziende avranno in questo modo più tempo per raccogliere i dati necessari e per implementare i sistemi di reporting richiesti dalla CSRD.
Resta comunque importante per le Imprese continuare il percorso verso la sostenibilità: decidere di fermare i processi di rendicontazione in attesa dell’attuazione del “Pacchetto Omnibus” potrebbe avere come conseguenza il trovarsi in una condizione di “non compliance” nel 2026.
Se da un lato questa nuova normativa europea porterà ad un alleggerimento della rendicontazione di alcune imprese, dall’altro potrà generare implicazioni rilevanti per i soggetti finanziari nella loro attività di analisi del rischio e del portafoglio: infatti non è da scartare l’ipotesi che aziende che hanno divulgato determinati standard nel report 2024, retrocedano nel 2025 omettendo interi standard per i quali è ora disponibile una deroga.
Al netto di tutte le considerazioni, una cosa è certa: la sostenibilità è un fattore strategico per la competitività.
Pur nella complessità degli scenari geopolitici e sociali attuali va ribadito che la sostenibilità non rappresenta una voce di costo, né un aspetto di sola compliance, ma una leva per la crescita e la continuità delle imprese.
Integrare i fattori ESG, puntare sui dati e sul reporting di sostenibilità, coinvolgere gli stakeholder sono tutte azioni fondamentali su cui le imprese possono puntare per attrarre capitali e risorse e affrontare con consapevolezza le sfide del presente e del futuro.
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